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Papa FRANCESCO

 

 

 

 

  

 

 

 Aprile 2014

 (dal “CLARIN” di Buenos Aires, giovedi 14 marzo 2013) 

Una casuale visita a una Chiesa, in un giorno di primavera, che cambiò la sua vita.

 

……..era il primo giorno di primavera.Il giovane Jorge Bergoglio stava passeggiando  con la sua fidanzata.Qualcosa lo portò a passare davanti alla sua parrocchia: San Josè de Flores, a Buenos Aires. Sentiva il bisogno di confessarsi. Le parole del sacerdote, del quale mai rivelò il nome, lo scossero.           

Gli risvegliarono la vocazione religiosa che portava dentro di sé. Uscì dalla chiesa convinto del fatto che voleva diventare sacerdote. Però non lo disse a nessuno.L’unico segnale  fu quello che di lì a poco ruppe con la sua fidanzata.Fedele al suo stile riservato, aspettò alcuni anni per annunciare la sua decisione alla sua famiglia.

Suo padre si dimostrò entusiasta, sua madre si irritò un poco. Però lui non se ne  preoccupò troppo.Per lui fu dura: lei non volle andare a visitarlo durante i primi anni di seminario, finchè  alla fine accettò la sua scelta.Una scelta che,nessuno lo avrebbe immaginato, lo avrebbe portato dopo molti anni ad essere il primo Papa argentino e latinoamericano.

La scelta di  non entrare subito in seminario si spiegò con il suo desiderio di relazionarsi con il “mundo profano” prima di abbracciare la vita religiosa.

Fin da quando frequentava il liceo, dietro espresso desiderio del padre, iniziò a lavorare; così, l’occupazione in un laboratorio , fu il mezzo per fargli conoscere il mondo degli adulti.Lì subì l’influenza della sua datrice di lavoro, Ester Balerìno de Carriga, un’ aperta simpatizzante del comunismo – sequestrata e “desaparecida” durante l’ultima dittatura- che lo  aiutò a specializzarsi nel suo lavoro e che risvegliò in lui  l’interesse per la politica  come oggetto  di studio, senza però  divenire  un  militante. “Confermo che leggevo le pubblicazioni del Partito Comunista, però mai fui comunista” raccontò un giorno.

Purtroppo  l’esperienza più forte della sua gioventù, che gl’insegnò il limite umano, fu una terribile malattia che lo portò a  lottare con la morte. Passò molti giorni nell’incertezza, perché i medici non riuscivano a diagnosticare la causa delle sue forti febbri. Alla fine accertarono che si trattava di una grave infezione polmonare che richiese un   trattamento con sonde che gli provocarono dolori terribili.

Le parole di circostanza per confortarlo non lo convincevano. Finchè un giorno incontrò una monaca che con le sue parole semplici e dirette lo colpì; gli disse: “ Con il tuo dolore stai imitando Gesù.”

Da allora Jorge Bergoglio vive con un solo polmone, cosa che lo obbliga  a dosare le sue forze, anche se questa non fu mai  una severa restrizione.

Rimessosi, finalmente entrò in seminario. Scelse l’ordine dei Gesuiti, perché lo attraeva il suo profilo di alta formazione con un certo “vanguardismo”. Appena ordinato sacerdote, chiese di partire come missionario  sperando di potere andare in Giappone dove i gesuiti hanno una forte presenza.  Però non ottenne l’autorizzazione dai suoi superiori.

Tecnico chimico e professore di letteratura, scoprì che l’insegnamento era un’altra delle sue vocazioni. Passò così a insegnare nel prestigioso Collegio dell’Immacolata  di Santa Fè. I suoi alunni lo soprannominarono “ el profe Carucha “ (il prof. faccia speciale…….) severo ma molto amato dai suoi studenti.

A soli  37 anni divenne padre superiore dei gesuiti in Argentina. Erano i  tempi della violenza politica, l’ultimo periodo della guerriglia e del terrorismo e l’inizio della repressione da parte della dittatura,  la più sanguinaria che l’Argentina abbia  mai conosciuto. Furono momenti di grande tensione anche per i gesuiti.

Due dei suoi sacerdoti ,che lavoravano nella zona del Bajo Flores, furono sequestrati e torturati. C’è stato  chi ha accusato Jorge Bergoglio di non averli difesi; però lui assicura che lo fece energicamente e che il suo  intervento e le sue trattative permisero che alla fine venissero liberati.

Nel libro “ Il Gesuita” Jorge Bergoglio raccontò che diede il suo passaporto a un sacerdote che gli somigliava molto perché potesse fuggire dal paese uscendo dalla frontiera con il Brasile.

Per il tre volte Segretario del Culto, Angelo Centeno, Bergoglio  salvò i gesuiti argentini da una pesante crisi di vocazioni; però non tutti i suoi compagni di comunità accettarono la riorganizzazione  che portò avanti.

Bergoglio si trasferì in Germania, dove scrisse una tesi su Romano Guardini, il grande teologo con una visione innovatrice della Chiesa. Al suo ritorno in Argentina, dopo un periodo presso il Collegio Salvadòr di Buenos Aires, fu destinato alla chiesa dei gesuiti di Cordoba, dove visse quasi da recluso.  Per molti fu la continuazione di un esilio forzoso.

All’inizio degli anni ’90, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Antonio Quarracino, lo segnalò perché fosse uno dei suoi vescovi ausiliari. Cominciò, così, la sua meteorica carriera ecclesiastica che lo portò da essere un completo out-sider della Chiesa  ad essere eletto Vicario Generale della arcidiocesi  e alla fine successore di Quarracino.

Affascinato  dalla sua intelligenza, spiritualità e umiltà,il Cardinale Quarracino raccontava sempre che in ogni atto o ufficio, se voleva individuare Bergoglio,  doveva cercarlo nelle ultime file, quasi nascosto.

Già come Arcivescovo rifiutò la residenza vescovile, di Olivos (un quartiere di B.A.) e l’autista. Scelse di vivere nella curia,di fronte alla “plaza de Mayo” in un austero appartamento e si muoveva in autobus o in metropolitana.

Il primo anniversario dell’attentato alle “Torri Gemelle” fu l’occasione per vedere  proiettare Jorge Bergoglio sulla  scena internazionale.

Infatti, l’argentino dovette partecipare come moderatore supplente In un sinodo di vescovi a Roma, in quanto il titolare, l’Arcivescovo di New York ,era rientrato urgentemente  in patria.

Bergoglio  coordinò l’assemblea in modo esemplare lasciando una eccellente impressione di sé.

Il suo grande prestigio lo portò a essere votato,nel precedente conclave, subito dopo Papa Ratzinger. Sembrava che, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, egli ormai avesse fatto il suo tempo.

Aveva già programmato che quando fosse arrivato il suo ritiro, previsto per la fine dell’anno, egli sarebbe andato a vivere alla residenza  di B.A. dei sacerdoti anziani.

Dio e i cardinali decisero un’altra cosa.

 

(SERGIO RUBIN, editorialista del Clarìn di Buenos Aires)

Traduzione a cura di Giose Buonvino.

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